Stefania Grazioso: “Buonasera, sono una studentessa fuori sede e vorrei che lei scrivesse un post sulla mia festa, sulla mia chiesetta e sulla mia Madonnina. Il 21 novembre (domani), a Filetto (CH) ci saranno i festeggiamenti in onore della Madonna della Libera. Ha una bellissima storia dietro. La ringrazio in anticipo.”

AFS: “Ije però so’ ummene commà, inoltre mi devi pure aiutare ‘nzomme: quanti bar ci stanno a Filetto intanto?”

Stefania: “Ok allora parlo come mi hanno insegnato: teneme sole nu bar mezze alla piazze”.

AFS: “Mo sci”.

Su Filetto (CH), paese di 900 abitanti storicamente legato ad Orsogna, nel taccuino agricolo abbiamo un proverbio che credo sia doveroso divulgare preliminarmente: “Li femmine di Filette ‘mpoppe lu cule e ‘ngrille lu pette”, vabbò.

La festa della Madonna della Libera di Filetto (che non c’azzecca con quella epocale di Pratola Peligna) risale al 1799: nell’estate del 1799, in effetti, accadde un miracolo.

I francesi, dopo aver conquistato diversi paesi della zona, puntarono su Filetto e giunsero fino ad una chiesetta dedicata alla Madonna, posta all’inizio del paese; iniziarono ad arrancare in salita, ma ‘sta salita divenne un paretone, e i francesi arrancavano ma non salivano più, e la salita si faceva sempre più ripida, e alla fine lasciarono perdere e tornarono indietro: qualche mese dopo, il 21 novembre del 1799, gli abitanti di Filetto festeggiarono per la prima volta la Madonna della Libera, colei che aveva salvato il paese.

Nel 1860 la chiesa fu allargata e divenne l’attuale Santuario di Maria Santissima della Libera.

AFS: “E questa è tutta roba che si può trovare su internet commà, tranne il proverbio agricolo: ci vuole qualcosa di più dai”.

Stefania: “La festa oltre alla novena e alle messe durante la giornata si costituisce di un grande mercato o, come ricorda mio nonno, “di una fiera”, l’ultima prima del lungo inverno. Gli acquisti d’obbligo erano una nuova tovaglia per il tavolo e i mandarini, che dovevano essere i primi della stagione; aleggiava un profumo aspro e forte vicino ai banchini di frutta perché tutti assaggiavano per poi comprare cassette di mandarini per un esercito… e ovviamente non possiamo dimenticarci delle castagne…”

AFS: “Vai vai cuscì”.

Stefania: “In diversi anni, appena dopo pranzo, il cielo cambiava, iniziava ad ingrigire, una leggera e fresca brezza iniziava a penetrare tra i rami ormai spogli degli alberi e, ancor prima di capire cosa stesse succedendo, dei minuscoli fiocchi di neve volteggiavano nel vuoto; il primo pensiero era sempre: “Ah la Madonna ha fatto riuscire la sua festa e ora fa nevicare”. Ho sempre pensato che fosse un momento magico e ne sono convinta anche ora che non posso essere a casa, per il terzo anno consecutivo aggiungerei.”

AFS: “Mi si struje lu core”

Stefania: “Quest’anno mi ero convinta di tornare, pensavo fosse giusto stare a casa in questo giorno di festa, che potevo farcela… e invece appena fisso un impegno, appena prendo una decisione, c’è sempre qualche impedimento e così ho dovuto spostare la mia data di ritorno. Forse dire che è un mese, forse dire che continuo a portare il conto alla rovescia e il mio pensiero è fisso… è riduttivo”.

AFS: “Mo ci vò la chiusura”.

Stefania: “Sono importanti i mandarini e le passeggiate sopra e sotto il corso tra le bancarelle di ogni genere. L’acquisto del baccalà in vista dell’8 dicembre, l’odore del sugo che usciva dalle cucine delle signore intente a preparare il grande pranzo della festa: per me è e sarà sempre importante, perché è la mia festa, è la mia Madonnina ed è il mio paese”.

AFS: “Stapposte”.

PS: La foto è di un’amica della commare (Serena D’Alessandro), scattata per l’occasione poche ore fa… Scine non è il top della fregnità, non è una foto pettinata e forse non rende il giusto onore al Santuario; ma se sei arrivato a leggere fino a qua vuol dire che non hai giudicato il libro dalla copertina e allora #comBlimenDi.

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