Il 18 novembre 1820, 199 anni fa, ad Acciano (AQ) nasceva Giuseppe Catoni, meglio noto come il “Gigante di Acciano”.

Una storia che mi ha sempre affascinato, quindi un po’ mi sono informato, e mo più o meno ve la racconto: grazie al pronipote del gigante Giancarlo Sociali per le informazioni, tratte anche dalla biografia “Giuseppe Catoni – Gigante di Acciano” di Silvio Di Giacomo.

Matteo Giuseppe Antonio Catonio (registrato erroneamente Catoni all’anagrafe) divenne fin da piccolo una celebrità ad Acciano a causa della sua statura: Margherita e Francesco Catonio, i genitori, non trovavano mai vestiti della sua taglia.

La leggenda narra che un giorno, Margherita, già incinta, di ritorno distrutta dai campi, si fermò dinanzi alla Chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo di Acciano per riprendere fiato. Alzò gli occhi, vide un’immagine enorme di San Cristoforo sul portale, e pregò il santo di poter avere anche lei un figlio così grande.

Il santo acconsentì, e c’andò pesante.

Aiutava il padre in campagna, Giuseppone, e a 14 anni, nei campi di San Benedetto in Perillis, sarchiava il doppio delle patate degli uomini adulti. A 16 anni era alto già due metri; a 24 anni raggiunse l’altezza definitiva di 2 metri e 25 centimetri (per l’epoca ‘na cosa grossa).

Senza lettere, e senza sbocchi lavorativi, a 25 anni decise di trasferirsi a Roma, passando per L’Aquila, dove venne assoldato da un affarista che decise di esporlo, a pagamento, con il nome di “Gigante di Acciano”: la gente pagava per vedere il “freak” e Giuseppe comprese che il mondo è un posto un po’ così.

Il nostro riuscì a liberarsi e a riprendere il suo viaggio, giungendo a Civitavecchia. Nella città laziale (dove iniziò a lavorare in delle vigne) memorabile rimase una sua impresa. Alcuni lavoratori lo sfidarono: se il gigante fosse riuscito a spiantare un mandorlo, loro avrebbero offerto al compare un piatto di maccheroni (all’epoca ‘na cosa grossa). L’accianese non solo sradicò la pianta, ma la portò sulle spalle fino al centro di Civitavecchia, e poi magnò aggratise.

Dopo aver lavorato per un breve periodo con un gruppo di circensi, il gigante si spostò a Parigi per esibirsi come lottatore. Una volta i francesi lo fecero combattere con un celebre lottatore transalpino, il quale, appena visto Catoni, si mise paura e offrì al nostro del denaro per perdere.

Giuseppe, cresciuto nella miseria, accettò e perse di proposito. Il pubblicò fischiò, il gigante si incazzò, sfidò di nuovo il francese e lo prese a vangatoni facendolo volare per 5 metri fuori dal ring.

Queste esibizioni lo resero famoso e ricco: il Re Luigi Filippo D’Orleans lo assunse (con un grosso stipendio) come “Guardiaportone reale”. Il Re fu detronizzato nel 1848, e Giuseppe cominciò a girare l’Europa, sempre come “bodyguard” di gran classe (“Guardiaportone imperiale” pure a Pietroburgo, per dire).

Nel 1850, ormai benestante, se ne tornò ad Acciano, si sposò nel 1860, s’accattò delle terre e creò una larga famiglia.

Sul finire della sua vita, Giuseppe venne “disturbato” da diversi scienziati di mezza Europa: gli veniva offerto del denaro per “concedere” il suo scheletro alla scienza post mortem.

Vinse (pagò di più) l’Italia: l’8 marzo 1890, alla morte del gigante, ad Acciano giunsero i professori dell’Umberto I di Roma, presero la salma, la scarnificarono e la portarono a Roma, all’Istituto di Anatomia Umana Normale.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale lo scheletro (che contribuì a svariate ricerche sulla macrosomia) non fu più ritrovato, probabilmente trafugato.

E questa ‘nzomme è la storia del Gigante di Acciano (a grosse linee): ad Acciano, sulla casa in cui visse, trovate una targa commemorativa; la foto di ‘sta targa (senza la ringhiera davanti) non si trovava su internet, allora ho chiesto ai compari dell’associazione “Li Aternostrum Acciano” di scattarla, e tant’è, grazie.

I compari mi dicono di ringraziare pure un’altra associazione accianese: “Associazione Culturale Achillopoli”, perché, cito: “Praticamente nella casa del Gigante (una casa bellissima sulla piazza di Acciano), adesso ci abita la famiglia della presidente di quest’altra associazione, Achillopoli, che tra l’altro ad agosto organizza una Festa della Pizza Fritta e della Birra artigianale che è il top. Per fare la foto noi giovincelli ci siamo quindi infiltrati e i compaesani sono stati tanto disponibili: per Giuseppe questo e altro.”

#ilGigantediAcciano

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