Santo Niente, noto anche come Sande Ninde, agiografia agricola.

Santino Niente nacque intorno al 1600 in Abruzzo. Svogliato fin da giovanissimo, Santino aiutava suo padre nei lavori campagnoli e divenne un ottimo scingiapaje.

Voleva diventare uno scienziato, in realtà, ma non ci stavano i soldi.

Ogni volta che mamma Canforina chiedeva a Santino “Che sti ffa’?”, lui rispondeva “Niende”.

E la mamma subito: “Cende ninde ha crepate l’asine”.

Non faceva mai niente, Santino, e soleva ripetere: “Chi fatja magna, chi nin fatje magna e beve”.

A 15 anni si fece prete, a 20 – dopo 5 anni in cui, secondo le fonti, non fece niente – divenne parroco di… di… niente, nin m’arecorde; forse di Villamagna.

Fu un prete molto bravo, i fedeli si sentivano rassicurati da Santino, per lui tutto andava bene, non era mai successo niente.

Un giorno arrivò in sacrestia una donna, bella d’una sua bellezza agricola, di Ponne, senza averne l’aria (sembrava più una di Loreto Aprutino).

La donna andò da Santino e disse: “Parroco mio, cosa devo fare? Mio marito mi mette le corna e la sera n’arvè…”.

Santino rispose: “Niente”.

E il marito smise di cornificare, tornò a casa e rimase per sempre fedele alla moglie: il primo miracolo di Sande Ninde.

Fu anche la sua condanna: incredibilmente, quello fu il “centesimo niente” detto da Santino… la profezia della madre si avverò e il nostro morì sul colpo, morì di niente, ma intoscibilmente.

Intorno al 1739 (in maggio) Santino venne fatto beato; nel 1802 divenne Santo (in memoria di quell’unico, ma decisivo, miracolo).

Ancora oggi, in Abruzzo (e non solo), Santino Niente è uno dei santi più amati e nominati, in varie situazioni.

In memoria, #SandeNinde.

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