Allora, una mia nonna (l’ultima rimasta, fra maschi e femmine, #mandìforte) è nata e cresciuta (non pasciuta) ad ANCARANO (TE), poi si è sposata, spostata ecc.

Ancarano è un paese della Val Vibrata che è stato aggregato all’Abruzzo nell’Ottocento, quindi nzi tosce, poi nonna ci tiene (e Cecco d’Ascoli, il famoso poeta, non era nato ad Ascoli ma ad Ancarano, per dire).

Io ci sono stato qualche volta, c’ho pure accompagnato nonna ultimamente (questo per far vedere che sono un bravo ragazzo).

Ieri ad Ancarano si festeggiava “La Madonna della Pace”, la più grande festa del paese, e ci sta una tradizione fregna di cui volevo parlare.

Ho chiamato nonna, proprio mo mo:

AFS: “Nò sindammè addesuleme: raccontami qualcosa dei famosi “Tailì” della Madonna della Pace di Ancarano”.

N: “Oh ije nin m’arecorde mo, soreme li sa; la Madonna bussò da ‘na vecchierella e esse faciò li tailì”

AFS: “Ma perché proprio dei tagliolini così intoscibilmente sottili? Possiamo pensare ad un rimando ai capelli della Madonna o al peso della sua statua? C’è dietro un intento apotropaico? Una ricercata mitridatizzazione agricola?”

N: “Chi ne sacce, li tailì perché scine, era belle. Poi a ‘Ngarà mo nzi fanne chiù. Ma si magnate massere? Fa lu fredde?”.

E questa è la grande storia de “Li tailì” di ‘Ngarà, grazie a nannò. ❤

In realtà, c’è una leggenda: una notte, ad Ancarano, due ladri rubarono la Statua della Madonna della Pace (scultura lignea dorata di Silvestro da L’Aquila, che si venera ad Ancarano fin dal 1490); ai confini del paese la statua divenne pesantissima e i ladri, non potendo proseguire, dovettero nasconderla in una fratta.

Passò di lì una vecchierella (proveniente da Torano), vide la statua fra le fratte ed esclamò: “Oh! Madonna bella! Se tu non pesassi tanto ti riporterei io nella tua Chiesa!”. Provò a sollevarla e – le vie del Signore sono ‘na freca – la statua non pesava più nulla.

La commare riportò la statua ad Ancarano, i paesani la accolsero giubilanti e, per festeggiare, decisero di preparare una minestra con “li tailì”, tagliolini di uova e farina sottilissimi e leggeri.

Dice: “Perché così sottili?”

Perché la commare che salvò la statua non aveva i denti, quindi i paesani prepararono un qualcosa che potesse essere mangiato anche da lei (ma secondo me c’azzeccano pure i capelli, io mi ricordo ‘sta cosa dei capelli pure).

Da allora, la più grande ambizione per ogni vera donna ancaranese (tranne nannò), è preparare i tagliolini più lunghi e sottili possibile nel Giorno della Madonna della Pace: un lavoraccio allucinante, devi proprio tagliare fino fino fino fino alla fine, e infatti secondo nonna ad Ancarano è rimasta solo una signora che ancora riesce a farli, almeno fino a pochi anni fa (in realtà – mi dicono altre fonti – non è vero: ci sono ancora almeno 5/6 famiglie che li fanno e #semBrefatti).

Per cuocerli non bisogna cuocerli: basta buttarli in un piatto con del brodo caldo e loro – essendo incredibilmente sottili – sono pronti all’istante. #punDo.

Le foto sono di Claudio Londrilli, in onore di nannò: #litailìdiNgarà.

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