C’era una volta… – Una pecora! – diranno subito i nostri fregni lettori; none, c’era una volta la Dea Maia, primogenita delle Sette Pleiadi, la più bella di tutte, che viveva felice in Frigia insieme al suo unico figlio, Ermes, il gigante.

Un giorno Ermes fu ferito in battaglia e Maia, disperata, decise di consultare un oracolo (si usava così). L’oracolo parlò, e disse (più o meno): “Commà, vedo un’alta montagna, un Grandissimo Sasso Bianco, oltre il mare: lì troverai l’erba che curerà tuo figlio”.

E la madre partì, come tutte le madri, per salvare il figlio. Giunse in terra d’Abruzzo, oltre il mare, sulla grande montagna. C’era la neve, cari amici – perché la neve davvero l’ha semBre fatta, pure nelle leggende – e Maia non poté trovare l’erba salvifica sotto la coltre bianca.

Ermes morì, e fu sepolto nella Grande Montagna, “Il Gigante che dorme”.

La pleiade vagò inconsolabile per giorni fra i boschi e le vallate d’Abruzzo; infine si accasciò, esausta, sul monte che oggi porta il suo nome: la “Majella”, la montagna madre, sensuale e misteriosa, con lo sguardo rivolto verso il Grande Sasso Bianco.

L’ultimo sguardo della madre verso il figlio.

Fu seppellita da alcuni pastori, gli stessi pastori che per secoli, fra le gole e le valli della montagna, ascoltarono (e ascoltano ancora) i lamenti di Maia, la più bella delle pleiadi.

Ci sono molte varianti del mito, ma il succo è questo; uno dei miti fondativi più affascinanti di sempre, secondo me, ndi pu’ sbajà.

Foto di Giacomo D’Ettorre, #Maia.

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