1) “M’arcummanne”. I nonni si raccomandano, l’hanno semBre fatto. “Nin mi fa recurdà caccose”, “Facete li brave”, “Nin dì fa arcunosce”, “Abbade a te”, “Ammandete”, “Nin corre!” (Non guido io) “Nin corre lu stesse”, “Sciabbinedette”, “‘Ng lu nome di Dije”.

2) Le mani sanDe. Quelle della nonna che ammassano, tagliano, accarezzano, scacchiano, cacciano fuori le Rossana dalla tasca (ma pure le “GELO MENTA”), cacciano fuori le banconote dalla saccoccia con fare sospetto (“Vatte a cumbrà nu gelate”) e sardellano pure ecc. Quelle del nonno, meno sanDe ma più ruvide, spellate, callose, arate, adatte al coppino, alla cinquina e all’asso pija tutte.

3) Il cibo. Non c’è niente come la cucina della nonna, è risaputo, anche perché “A lu Nord ti li danne a magnà?”. Dai complimenti più semplici: fru fru, bocconotti, confetti ecc. fino ai grandi pranzi e ai grandi piatti: timballi, chitarre, sagne, pallotte, bestie di vario tipo, brodi, ferri, caccia ca è cotte.

4) Lo zinale celestino a fiori, lu “scemissiè”, lu fazzole, la parnanza e la mandusina della nonna; la giacchetta, la camicia dentro i pantaloni, l’occhiale scuro pure in casa, le scarpe bone e il cappello dell’azienda agricola 1982 del nonno.

5) Tv2000, Radio Maria, il rosario, la messa: la nonna spesso rappresenta l’ultimo baluardo di santità dei giovani straccapiazza. Le viasteme/biastime/bestemmie del nonno: baluardo anticonformista in un mondo troppo sanDo.

6) La protezione. I nonni proteggono, ‘nzi tosce. Se non ci fossero stati i nonni, da piccoli, ci avrebbero crepati di mazzate. Perché quando un genitore ti diceva “Dopo faceme li cunde”; tua nonna (o tuo nonno) – con la terza elementare – i conti non li capiva e non voleva farteli fare. E poi vabbò la ‘mmidije, lu malucchie, l’ucchiature: le arte magiche tramandate di generazione in generazione e di coccia in coccia.

7) La semplificazione. I nonni semplificano, loro sanno che tutto è già successo e tutto si può risolvere. Non esistono problemi irrisolvibili. Tramite un detto, un proverbio, un leccamusso, ‘na magnata, un racconto. “Statte ca mo ci penze ije”, “Avascte ng’ ssa cummedje!”.

8} La devozione. I nonni ti portano ad essere devoto, a credere in un qualcosa di superiore. Solo a loro dedichi tutto il tuo giorno libero perché si deve villignare, raccoje le live o fare le buttijie. Solo a loro non dici mai di no, e mentre stai per scoppiare superi i tuoi limiti, #mocrepe.

9) I ricordi. “M’arecorde…”

10) I nonni abruzzesi sono fregni in quanto tali. Auguri a tutti i nonni e #beateachilitè.

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