Francesco De Gregori nasce a Roma il 4 aprile 1951, ad un anno si trasferisce in Abruzzo, a Pescara. Suo padre Giorgio viene infatti promosso come dirigente per le Biblioteche in Abruzzo e tutta la famiglia si sposta con lui. Nel primo capitolo del nuovo libro del Principe – Passo d’uomo (libro-intervista con Antonio Gnoli) – il cantautore racconta, attraverso alcuni brevi flash, la sua infanzia abruzzese. Sette anni felici (dal 1952 al 1959) prima del mesto ritorno nella capitale (“Provai uno schock improvviso percependo che Roma non aveva il mare a portata di mano…”).

Pescara era, negli anni cinquanta, una piccola città in lotta per minimizzare i postumi gravosi della Guerra Mondiale; un paesone sospeso fra l’atavico mondo rurale e gli echi stridenti della modernità industriale:

“Era una città preindustriale dedita al piccolo commercio. I palazzi sventrati si erano trasformati, col tempo, in confuse selve di erbacce e di arbusti. Accanto si vedevano i prati, cresciuti in modo disordinato, dove con qualche cautela, per via delle bombe inesplose, si andava a giocare”.

Eppure, De Gregori, che abitava a pochi passi dal mare (via Battisti), sentiva verso quella povera città un “senso di gratitudine”:

“Mi piaceva camminare, percorrerla. A volte mio padre mi portava nel palazzo dove aveva la sede la biblioteca. Palazzo del governo era il nome; un bellissimo edificio razionalista costruito nella seconda metà degli anni Venti e prospiciente la zona del porto”.

Una ricerca infantile di piccoli piaceri che non si sofferma sulle brutture d’una ricostruzione lenta e faticosa; nei ricordi d’infanzia si eternano immagini archetipiche di profana bellezza: Filomena, la donna di casa De Gregori, che portava sempre nel taschino un santino del Vate D’Annunzio…:

“L’eco fragorosa di quel mito in qualche modo giunse fino a me. Era una città senza una vera storia e tutta intrisa dell’avventura di un uomo: acclamato e fischiato, adorato e inviso. Come accade, di solito, a tutti gli eroi di ambigua seduzione.”

Il ricordo più bello, più intimo, è però quello di un brano musicale ben noto ad ogni abruzzese…

“Ricordi la prima canzone che hai ascoltato?”

“La prima sensazione musicale, non saprei neanche dire se è un ricordo consapevole, fu una canzone abruzzese: Vola Vola. Dondolavo, al ritmo delle ginocchia di mio padre, mentre lui la cantava. Una canzone nostalgica che in dialetto cominciava così: «Vulesse fa revenì pe n’ora sole/ lu tempe belle de la cuntetezze/ quando pazzjavame a vola vola/ e te cupre’ de vasce e de carezze…».”

Terminano i giorni d’ingenua felicità, si torna a Roma, Francesco diventa De Gregori e si lancia in una brillante carriera musicale. Il mare adriatico, ondeggiando, non smette di sussurrare quella vecchia canzone…

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